Fisiatria

Il Direttore Sanitario del Centro Medico Avalon, il dr. Andrea Piccozzi, è un medico fisiatra che valuta le problematiche dell’apparato muscolo-scheletrico e si occupa di riabilitazione motoria e rieducazione posturale in sinergia con l’equipe medica e fisioterapica di Avalon. 

L’approccio è interdisciplinare e prevede conoscenze in ambito ortopedico, neurologico, reumatologico, otorinolaringoiatrico, respiratorio, urologico, cardiologico, dermatologico e angiologico. Queste competenze sono strumentali alla diagnosi e alla prognosi. 
 
La diagnosi del fisiatra passa quindi per l’anamnesi, l’esame obiettivo generale, l’esame obiettivo specialistico (attraverso competenze di clinica, semeiotica, anatomia funzionale), gli eventuali esami di laboratorio e strumentali (ad esempio, l’ecografia muscolo-scheletrica ambulatoriale per fornire una diagnosi tempestiva al paziente). In seguito al percorso formativo nelle terapie infiltrative, lo specialista del centro ha coniugato l’uso dell’ecografia muscolo-scheletrica alla valutazione clinica tradizionale. Ciò è teso a ottimizzare la diagnosi e il follow-up in ambito riabilitativo/sportivo oltre a garantire la massima precisione nelle procedure interventistiche infiltrative.
 

Non esiste una postura ideale o “corretta” e nessuno di noi ha un corpo perfettamente simmetrico.
È nomale essere un pò in torsione perché abbiamo un lato dominante, più tonico, essendo prevalentemente destrimani o mancini. È importante però riconoscere una postura che non è del tutto funzionale, cioè che non ci permetta un movimento armonico e completo nello spazio. Ciò può accadere perché il tono muscolare del nostro corpo è aumentato in alcune zone, con impossibilità di eseguire un movimento fisiologico, fluido e completo. In questi casi molto facilmente andremo incontro a dolori muscolari, articolari, a traumatismi sportivi ripetuti e altri problemi di salute ancora.

La valutazione della postura consente al medico di individuare le modalità responsabili di uno schema corporeo non adeguato, con l’obiettivo di riportare, per quanto possibile, il corpo in equilibrio e soprattutto con la miglior funzionalità, non fermandosi solo alla cura del sintomo (ad esempio il dolore), che spesso non è efficace o risolutiva.

La valutazione posturale si affianca efficacemente alle cure e ai percorsi riabilitativi eseguiti dopo un traumatismo sportivo o nel mal di schiena o altre problematiche dolorose dell’apparato muscolo-scheletrico. Accanto alla visita medica specialistica fisiatrica, necessaria per un inquadramento delle problematiche presentate, è importante eseguire una valutazione posturale in tutte quelle situazioni dove i sintomi si ripresentano o non scompaiono mai del tutto, per ricercare le cause che mantengono la disfunzione.

Per esempio se si corre ponendo la pianta del piede in una posizione errata, si determinerà un carico alterato sull’articolazione della caviglia, così come sul ginocchio e sull’anca, con scompensi a livello dei muscoli della gamba e del quadricipite rispetto agli ischio-crurali: in caso di lesione muscolare o dolore articolare, se curiamo solo quel segmento, senza valutare, ed eventualmente riportare in equilibrio, il carico del piede, difficilmente avremo una risoluzione completa del problema ed inoltre la ripetizione continuata di un movimento sbagliato dal punto di vista meccanico determinerà, a sua volta, ulteriori conseguenze sulla postura.
La correzione dell’appoggio del piede può però non essere sufficiente, se non si indagano e anche le altre componenti che determinano la postura, quali le altre catene muscolari, la colonna, ma anche importantissimo, l’occhio, l’occlusione dentale e la lingua, la sensibilità propriocettiva, ecc.

In conclusione in posturologia non esiste una ricetta già pronta, bisogna eseguire delle valutazioni, misurare con metodi oggettivi, fare una diagnosi e infine trovare le soluzioni giuste per ogni singola persona, perché ognuno di noi è diverso e “la postura è personalizzata” (Rossato M.).

La medicina integrata è una proposta innovativa in cui si integrano due approcci alla medicina: quello convenzionale e quello di selezionate terapie complementari quali l’osteopatia, la terapia cranio-sacrale, la fitoterapia, l’omeopatia, la medicina tradizionale cinese, l’agopuntura, la proloterapia ma anche l’alimentazione bioenergetica, la psicoterapia e altre ancora.

Non va confusa con la medicina alternativa ma si affianca ai moderni esami diagnostici e alla medicina classica, senza sostituirla. Attenta alla tematica della medicina tradizionale, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo un precedente studio nel periodo 2002 -2005, ha riproposto una strategia per il periodo 2014-2023 per lo sviluppo della medicina tradizionale e complementare, riconfermandone l’importanza.

Uno dei punti di forza della medicina integrata è il considerare la persona nella sua interezza e di non porre al centro del percorso di cura la malattia, pur trattandola, bensì la persona nella sua globalità.

Come ci insegna infatti la PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia) nel nostro corpo costantemente si realizza l’integrazione di migliaia di segnali dei nostri diversi organi ed apparati connessi tra loro. In questo sistema complesso, la malattia può essere vista come un processo, con delle differenti fasi, che il medico deve riconoscere organizzando gli interventi in base alla persona unica che ha di fronte.

Basandosi proprio su queste nuove evidenze scientifiche, la medicina integrata si propone di offrire un piano di cure individualizzato, più completo ed efficace.

La fitoterapia indica la pratica che prevede l’utilizzo di piante, o loro estratti, per la cura delle malattie o per il mantenimento del benessere psicofisico ed è probabilmente la più antica e la più diffusa modalità di cura dell’uomo.

Secondo una definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si considera pianta medicinale ogni vegetale che contenga sostanze che possono essere utilizzate per fini terapeutici o preventivi, o che sono precursori di prodotti di sintesi farmaceutici. In effetti, i farmaci che vengono oggi impiegati derivano in buona parte da sostanze vegetali o sono comunque stati elaborati a partire da esse.

Analizzando l’impiego della fitoterapia, l’OMS ha distinto tre diversi ambiti di utilizzo: quello POPOLARE, quello TRADIZIONALE e quello MODERNO.

  • nell’uso POPOLARE delle piante non ci sono dati scientifici che ne comprovino l’efficacia, ci si basa su informazioni raccolte sul campo per ricerche antropologiche o da farmacopee non ufficiali o altri testi
  • nell’uso TRADIZIONALE sono comprese sostanze medicinali diffuse in molti paesi nel mondo, che si ritrovano nelle farmacopee dei vari paesi; ci sono anche sostanze con studi farmacologici di base che rendono plausibile il loro effetto
  • nella fitoterapia MODERNA sono utilizzate sostanze vegetali con indicazioni terapeutiche riconosciute in molti paesi e supportate da studi clinici, riportati nella letteratura internazionale, che dimostrano l’efficacia di una particolare pianta rispetto a certe problematiche o malattie

I fitoterapici sono valutati per le loro proprietà di qualità, sicurezza ed efficacia terapeutica, allo stesso modo di tutti gli altri farmaci e devono quindi essere ufficialmente approvati dall’Agenzia Italiana del Farmaco, l’autorità nazionale competente per il controllo dei farmaci in Italia.

Per un uso appropriato della fitoterapia è necessario rivolgersi ad operatori qualificati e utilizzare prodotti di buona qualità, ma è anche importante che il paziente informi sempre il proprio medico se sta assumendo fitoterapici, perché possono esserci degli effetti collaterali conseguenti all’interazione tra fitoterapici e farmaci.

La conoscenza dell’efficacia e della sicurezza dei fitoterapici, del loro meccanismo d’azione e della loro tossicità, è indispensabile per una corretta prescrizione.

La fitoterapia può essere impiegata come medicina integrativa da affiancare a quella convenzionale, sia nella prevenzione o nella cura di diverse problematiche.

CENNI STORICI
La proloterapia, rivolta alla cura dei disturbi muscolo scheletrici, nasce negli anni ’40 con i primi casi documentati ad opera del dottor George Hackett, esperto in chirurgia d’urgenza, traumatologia e riabilitazione e pioniere di questa tecnica, con più di 10.000 pazienti trattati e tassi di successo superiori all’80%. Il dottor Gustav Hemwall, suo allievo, iniziò a praticare la proloterapia sotto l’insegnamento di Hackett all’inizio degli anni ’50. A lui si devono le prime ricerche e il merito di aver classificato per primo i protocolli di impiego e aver perfezionato la tecnica di esecuzione.

Sebbene non molto conosciuta, la proloterapia appartiene da anni alle opzioni terapeutiche proposte in numerosi libri di testo autorevoli nel campo della terapia del dolore e della medicina dello sport. È inoltre inserita nei percorsi formativi di molte scuole di specializzazione in medicina dello sport, fisiatria e ortopedia degli Stati Uniti.

In una monografia pubblicata sulla rivista indicizzata Physical Medicine and Rehabilitation Clinics of North America, la terapia infiltrativa con destrosio è stata inserita assieme al PRP (Platelet Rich Plasma) nel gruppo delle terapie infiltrative rigenerative. Le modificazioni dell’ecogenicità tissutale, documentate in diversi studi, dimostrano la capacità di stimolare la guarigione fisiologica del tessuto connettivo, accelerando e promuovendo le fisiologiche fasi dell’infiammazione e del rimodellamento tissutale.

DESCRIZIONE DELLA PROCEDURA
Proloterapia deriva dall’acronimo inglese proliferative therapy – prolotherapy e può anche essere definita terapia infiltrativa rigenerativa – Regenerative injection therapy (RIT). Si tratta di una metodica che appartiene al capitolo della Medicina Rigenerativa Ortopedica. È una terapia infiltrativa utilizzata per il trattamento del dolore muscolo-scheletrico cronico associato ai traumi distorsivi (lesioni capsulari e legamentose fino al secondo grado) ed alle tendinopatie (con e senza lesione parziale ovviamente se non sussiste una indicazione chirurgica).

Recenti studi estendono l’uso della terapia oltre che a livello peri–articolare anche nel trattamento intra-articolare rappresentando una valida alternativa alle terapie più diffuse. Consiste in infiltrazioni di destrosio (o glucosio, la soluzione comunemente utilizzata in Italia) a concentrazioni che variano tra il 15% (extra-articolare) e il 25% (intra-articolare) associate ad anestetico locale (lidocaina o analogo) e con una frequenza di trattamento variabile tra le 2 e le 3 settimane. L’infiltrazione di sostanze a concentrazione iperosmolare è in grado di stimolare una risposta infiammatoria di basso grado a livello dei tessuti trattati, ed una conseguente cascata biochimica favorevole alla guarigione e rigenerazione della struttura danneggiata nell’arco delle settimane seguenti il trattamento.

La proloterapia induce come via biologica finale la riparazione delle lesioni mediante la deposizione di nuovo collagene. Il potenziale della proloterapia di stimolare il rilascio di fattori di crescita, favorendo la guarigione dei tessuti molli è stato anche indicato come un possibile meccanismo ed esistono degli studi a supporto di questa teoria: studi in vitro hanno infatti dimostrato la capacità del destrosio di stimolare il rilascio di fattori di crescita da parte delle cellule mesenchimali attivando i geni che codificano per i fattori di crescita mediante una meccanismo di trasduzione del segnale chimico-fisico (pensiamo all’effetto osmotico del glucosio sulla parete cellulare) già entro 20 minuti dall’esposizione a concentrazioni di glucosio dello 0,45% (in condizioni fisiologiche i livelli basali si aggirano intorno allo 0,1%). Nelle tendinopatie un meccanismo di azione associato potrebbe essere l’effetto sclerosante sul microcircolo patologico che si forma nel processo degenerativo mediante neoangiogenesi.

di Andrea Piccozzi

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